Green Hill: i fatti di un processo mediatico

Quello che è successo a Green Hill è la prova che, se gruppi di interesse potenti vogliono complicarti la vita in Italia, in qualche modo, a prescindere da colpevolezza ed innocenza, davanti ai giudici ci finisci. Per capire bene il processo Green Hill, piuttosto che dar retta alla valanga di inesattezze sparate dalle associazioni animaliste, è utile capirne la storia: dalla nascita del processo fino a oggi. Vi invitiamo a dedicare qualche minuto alla lettura di questo articolo per avere un quadro completo della vicenda.

 

Il primo procedimento penale

In seguito a reiterati esposti relativi a presunti maltrattamenti nell’allevamento di Montichiari gestito dalla società Green Hill 2001, la procura di Brescia istituisce un primo procedimento penale. Esposti senza alcuna base, visto che sono stati tutti presentati da persone che non sono mai entrate nell’allevamento. Infatti gli unici che sono entrati oltre ai dipendenti all’interno di Green Hill sono stati gli ispettori: dal 2003 al 2007 ci sono stati 67 controlli, tutti con esito positivo. In questo primo caso, però, il PM che si è preso in carico del fascicolo non si è avvalso come consulente di un socio onorario della LAV, come sta accadendo invece nel processo attuale, ma di alti profili dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, l’istituzione più importante in materia. Dopo due giorni di scrupolosi controlli gli ispettori rilasciano un rapporto estremamente positivo sintetizzabile bene in questi stralci:

Valutazione finale. I documenti, strutturali e organizzativi presentati dalla ditta Green Hill sono completi ed esaustivi e permettono di valutare positivamente l’attività di allevamento e di rispondere al quesito posto dal PM. L’ispezione in azienda ha messo in evidenza da parte della proprietà capacità gestionali, di allevamento e professionali di buon livello sia dal punto di vista tecnico, veterinario e di gestione dei cani.

Dai rilievi effettuati e dalla documentazione esaminata non emergono situazioni di maltrattamento o situazioni aziendali che siano causa di rischio di maltrattamento degli animali

Conseguentemente a questa relazione fatta dai massimi esperti nel settore e ad altre indagini il PM stesso ha chiesto l’archiviazione della procedura, che viene avvallata dal giudice in data 28 Marzo 2012.

Le incursioni animaliste

Il 20 Marzo 2012 alcuni manifestanti, scavalcando la recinzione, invadono l’allevamento incatenandosi all’interno fino all’arrivo dei Carabinieri.
Il 28 Aprile 2012, da un corteo di manifestanti parte un’incursione di manifestanti che scavalcando di nuovo la recinzione e rompendo le finestre dei capannoni riescono a impossessarsi di un numero considerevole di beagle. Alcuni di questi incursori sono arrestati e poi condannati in primo grado.

Come ti invento il casus belli

Il 17 Maggio 2012, durante la fase di indagini preliminari nel processo per il blitz animalista sopracitato, i difensori degli accusati chiedono di poter fare un sopralluogo al fine di “Accertare lo stato dei luoghi con riferimento alle strutture oggetto di danneggiamento”. Richiesta che coglie di sorpresa, visto che è passato quasi un mese e ovviamente le strutture danneggiate sono state tutte riparate, ma il giudice per le indagini preliminari comunque autorizza l’accesso.

Un mese più tardi i difensori di LAV e Legambiente presentano alla Procura della Repubblica di Brescia due esposti, nei quali si afferma che all’interno di Green Hill gli animali venissero sottoposti a maltrattamento. A dei profani del diritto può apparire che l’accesso alla struttura accordato ai rappresentanti della difesa degli incursori poi condannati in primo grado fosse solo un pretesto per motivare l’esposto contro Green Hill, visto che non c’era nulla da rilevare in quell’occasione; ma noi non crediamo a queste supposizioni, sarà stata sicuramente una coincidenza che l’avvocato che difendeva gli animalisti entrati a saccheggiare i beagle, e che ha avuto l’autorizzazione ad accedere alla struttura per quel processo, sia poi stato lo stesso che ha depositato l’esposto alla Procura contro Green Hill. Come sarà stata sicuramente una coincidenza che il Dott. Moriconi, socio onorario LAV, che ha dato il suo contributo nella stesura dell’esposto sia poi finito a fare il Consulente principale del PM nel processo Green Hill. Da coincidenza a coincidenza parte il processo Green Hill.

Sequestro giudiziario

Il 17 Luglio la procura della repubblica dispone due decreti. Uno di ispezione e uno di sequestro giudiziario di tutti i cani dell’allevamento. Di fatto il decreto di sequestro è stato quindi firmato prima dell’ispezione (che verrà fisicamente il giorno dopo) senza controlli preventivi. È sfuggito forse al PM firmatario del sequestro che, una volta che fai uscire una colonia di cani destinati alla sperimentazione dai capannoni, questi non possono essere più venduti, poiché la contaminazione con l’ambiente esterno, non protetto, fa venire a meno le garanzie igieniche necessarie per il loro successivo riutilizzo. Un allevamento per riprendersi da un sequestro del genere dovrebbe ricominciare da zero. La chiusura di Green Hill prima ancora dall’esito dell’ispezione del Corpo Forestale è decisa in una stanza, con la firma di un decreto di sequestro, prima ancora che l’ispezione confermi le ipotesi di accusa dell’esposto presentato.

Ispezioni a confronto

Il Corpo Forestale dà un resoconto completamente diverso dal quello effettuato dall’Istituto Zooprofilattico solo quattro mesi prima, avvallando stavolta la tesi del maltrattamento. Eppure anche dal video da loro prodotto si evince chiaramente che i beagle siano in forma e trattati bene. Come è possibile che, in solo quattro mesi, un’accurata ispezione dall’organo più competente in Italia venga ribaltato da un’ispezione del Corpo Forestale fatta da incaricati che avevano poca o nessuna conoscenza  in gestione di animali destinati alla ricerca?
Colpisce che né il Corpo Forestale, né i veterinari che ricevettero dallo stesso l’incarico di ausiliari di Polizia Giudiziaria durante l’ispezione effettuarono i rilievi necessari ai fini processuali: non furono verificate le reali condizioni degli animali, né calcolate le dimensioni e il numero degli stalli o il numero, il peso degli animali contenuti in ogni stallo, né fu fotografato ogni esemplare. Non è una semplice questione burocratica: la legge pone un limite di peso totale degli animali all’interno di ogni box; come si fa dunque a contestare un maltrattamento sulla base del sovraffollamento, se durante l’ispezione gli addetti non hanno pesato i beagle?
A confronto con la dettagliatissima relazione dell’ispezione dell’Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell’Emilia Romagna, quella del Corpo Forestale impallidisce. Sorprende quindi, quando il Giudice di primo grado nel motivare la sentenza di primo grado di condanna, pur diminuendo drasticamente le richieste dell’accusa, taccia la prestigiosa istituzione di incompetenza sulle tematiche etologiche.

Il processo di primo grado

Sui giornali, sul web e ormai nell’immaginario collettivo se di parla di Green Hill la gente pensa alle peggiori cose. La LAV e le altre associazioni animaliste sono state abili a far passare nella comunicazione di massa il concetto di “Lager” e una bufala decontestualizzata sui numeri, ovvero i famosi 6023 cani morti.  I media hanno fatto da megafono a queste bufale acchiappa-click, dimenticandosi la propria vocazione all’informazione corretta.

Ma qual è la verità? Iniziamo da i capi di accusa che sono due: gli imputati sono stati accusati del reato previsto dall’art. 544 ter del codice penale (maltrattamento), perché avrebbero sottoposto 2639 cani a “comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche” e del reato previsto dall’art. 544 bis (uccisione di animali) con la motivazione di eutanasia ingiustificata di 54 esemplari malati (poi scesi a 44 perché al consulente del PM erano “sfuggite” delle cartelle documentali).

E tutto il resto che abbiamo letto sui giornali, che riportavano fedelmente i vari comunicati delle associazioni animaliste? Le corde vocali tagliate? Gli animali ammalati? Gli esperimenti? Gli animali utilizzati per testare cosmetici? Ovviamente tutti fatti di pura fantasia, come è spesso costume confezionarne da parte delle associazioni animaliste, ma che servono a finire sui giornali e a raccogliere sonanti donazioni.

Accuse che non potrebbero nemmeno essere contestate, secondo la difesa, visto che gli allevamenti di animali ai fini scientifici sono soggetti a leggi speciali.

Riguardo alle eutanasie

Il pasticcio che ha fatto l’accusa sulle presunte eutanasie non necessarie ha dell’incredibile. Il Consulente del PM, il Dott. Enrico Moriconi, contesta 54 delle 66 soppressioni effettuate in tre anni. Queste contestazioni non hanno origine dalla visione delle carcasse, che ovviamente sono periodicamente smaltite da un’azienda specializzata, ma dalla lettura delle schede “cane”. In queste schede vengono registrate la storia e gli eventi più rilevanti per ogni soggetto, tra cui ovviamente la nascita e la morte. Poche righe, senza troppe spiegazioni, perché poi quando un beagle subiva un trattamento medico venivano prodotte delle schede “trattamento”, regolarmente archiviate, dove si andava più nel dettaglio. Così ben archiviate che durante il sequestro sono state sequestrate come le altre schede e ovviamente sono state fornite all’accusa, la quale le ha completamente ignorate, permettendo il loro dissequestro. Quando, durante il processo, la difesa ha chiesto al consulente del PM se nelle sue valutazioni aveva tenuto conto anche delle schede “trattamento”, il Dott. Moriconi è caduto dal pero, dicendo che a lui erano state fornite solo le schede “cane”. Dopo un rinvio e dopo aver visionato le schede “trattamento”, lo stesso Consulente diminuisce i casi sospetti da 54 a una quarantina. Questo è un ottimo spaccato sulla serietà delle indagini effettuate.

Sulle accuse di maltrattamento

Le accuse di maltrattamento sono tra le più fantasiose, vanno dal frastuono perché i cani abbaiano (non scherziamo) al sovraffollamento dei box, senza che durante l’ispezione peso e numero dei cani all’interno dei box fossero contati. La perla però è l’accusa di sfruttamento eccessivo delle fattrici: il PM accusa Green Hill di farle partorire con cicli troppo serrati. Nel dibattito questo punto è completamente smentito non solo dai testi della difesa e dai documenti ma anche dai testi dell’accusa. L’unico che considera ancora valida l’imputazione però è il giudice, che nelle motivazioni della sentenza di primo grado specifica che anche se le prassi, la difesa e l’accusa pensano che la questione sia da depennare, per lui è maltrattamento. In questo articolo, un’analisi più particolareggiata sulle accuse di maltrattamento.

Appello

La prima udienza dell’appello è prevista per il 23 Febbraio, speriamo che un collegio di giudici porti a un ribaltamento della sentenza di condanna di primo grado. Noi ci saremo per raccontarvi la conclusione della storia.

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